I Beni Confiscati sono oggetti patrimoniali controversi nelle nostre democrazie. Trasferiti al patrimonio dello Stato perché esito di investimenti mafiosi, essi definiscono un quadro articolato, composto da residenze, manufatti industriali e commerciali, terreni agricoli etc.
Il loro numero crescente al sud Italia, in particolare in Sicilia, Calabria, Campania, dove sono collocate le unità di ricerca di questo progetto, determina uno scenario che merita una riflessione specifica sui processi di trasformazione di tali beni confiscati in beni pubblici e alle molte connessioni che ciò ha sulle opportunità dei territori e delle comunità.
La ricerca-azione si propone quindi di definire metodi, strumenti e strategie per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, fornendo un contributo sui processi di “transizione’ dei beni, considerati, non solo in Italia, come le azioni oggi più incisive per il contrasto alle mafie.
La ricerca si focalizzerà sugli intervalli di tempo variabili fra l’attribuzione giuridica del bene al Patrimonio dello Stato e la successiva assegnazione per il suo riuso. Si fornirà così un diverso punto di osservazione su questo terzo patrimonio, fragile, ancora poco indagato che rappresenta una mappa di potenziali spazi in transizione, da simboli dell’illegalità a beni pubblici “aventi contenuti culturali, sociali, educativi e di sviluppo di consapevolezza civile”. Si approfondiranno le possibili implicazioni teoriche, normative, formali e valoriali di tali peculiari processi di transizione come motori di rigenerazione urbana e territoriale.
Si restituirà attraverso un approccio multidisciplinare, un quadro conoscitivo che integri i dati quantitativi e normativi, attraverso un'indagine sperimentale sui caratteri spaziali intercalari, sulle vocazioni d’uso, sulle narrazioni e sugli immaginari dei beni.
Si tratterà di elaborare un Community Driven Platform Model, implementabile, come strumento innovativo per le strategie di rigenerazione urbana orientate a convertire i beni confiscati da simboli dell’illegalità a beni comuni, a luoghi inclusivi di riappropriazione civica, e in grado di fornire servizi ecosistemici.
Sul piano metodologico si intende definire criteri di rilevamento e catalogazione (GIS) quantitativi e qualitativi connessi ai beni, da restituire attraverso l'elaborazione di un Operative Atlas descrittivo/interpretativo costituito da: multiscalar maps (GIS), spatial and functional diagrams, structures analysis, stakeholder survey, immaginari narrativi.
La ricerca svilupperà sperimentazioni di Co-design and Community action per la transizione del patrimonio confiscato da spazio della corruzione a bene collettivo, in un nuovo rapporto tra etica ed estetica.
Il loro numero crescente al sud Italia, in particolare in Sicilia, Calabria, Campania, dove sono collocate le unità di ricerca di questo progetto, determina uno scenario che merita una riflessione specifica sui processi di trasformazione di tali beni confiscati in beni pubblici e alle molte connessioni che ciò ha sulle opportunità dei territori e delle comunità.
La ricerca-azione si propone quindi di definire metodi, strumenti e strategie per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, fornendo un contributo sui processi di “transizione’ dei beni, considerati, non solo in Italia, come le azioni oggi più incisive per il contrasto alle mafie.
La ricerca si focalizzerà sugli intervalli di tempo variabili fra l’attribuzione giuridica del bene al Patrimonio dello Stato e la successiva assegnazione per il suo riuso. Si fornirà così un diverso punto di osservazione su questo terzo patrimonio, fragile, ancora poco indagato che rappresenta una mappa di potenziali spazi in transizione, da simboli dell’illegalità a beni pubblici “aventi contenuti culturali, sociali, educativi e di sviluppo di consapevolezza civile”. Si approfondiranno le possibili implicazioni teoriche, normative, formali e valoriali di tali peculiari processi di transizione come motori di rigenerazione urbana e territoriale.
Si restituirà attraverso un approccio multidisciplinare, un quadro conoscitivo che integri i dati quantitativi e normativi, attraverso un'indagine sperimentale sui caratteri spaziali intercalari, sulle vocazioni d’uso, sulle narrazioni e sugli immaginari dei beni.
Si tratterà di elaborare un Community Driven Platform Model, implementabile, come strumento innovativo per le strategie di rigenerazione urbana orientate a convertire i beni confiscati da simboli dell’illegalità a beni comuni, a luoghi inclusivi di riappropriazione civica, e in grado di fornire servizi ecosistemici.
Sul piano metodologico si intende definire criteri di rilevamento e catalogazione (GIS) quantitativi e qualitativi connessi ai beni, da restituire attraverso l'elaborazione di un Operative Atlas descrittivo/interpretativo costituito da: multiscalar maps (GIS), spatial and functional diagrams, structures analysis, stakeholder survey, immaginari narrativi.
La ricerca svilupperà sperimentazioni di Co-design and Community action per la transizione del patrimonio confiscato da spazio della corruzione a bene collettivo, in un nuovo rapporto tra etica ed estetica.