Ricostruzioni: formazione della struttura urbana in relazione agli eventi sismici del 1783 e del 1908
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2004
Abstract:
Reggio Calabria nella sua attuale configurazione fisica è una città dalla storia breve: segnata dagli eventi sismici del 1783 e del 1908, nonché dalle scelte dei piani di ricostruzione che hanno in pratica azzerato il passato.
Da quel momento di azzeramento in poi la storia della ricostruzione e in generale della costruzione della città si configura in una sorta di “costruire contro”: contro la continuità della storia passata, contro un progetto radicato di futuro, contro le condizioni reali (la domanda reale), contro le previsioni urbanistiche (la domanda supposta), contro le regole istituzionali, contro la morfologia, contro l’urbs e contro la civitas.
Ripercorrere questa storia può forse aiutare a comprendere meglio gli elementi oggetto della ricerca poiché le forme dello spazio pubblico sono il segnale rilevatore e rivelatore del rapporto tra urbs e civitas.
Il sisma del 1783, che distrugge l’antico centro medievale, diventa occasione per ricostruire la città secondo i criteri funzionali e distributivi messi a punto negli ambienti accademici “illuministi” dell’epoca.
La ricostruzione si basa sul Piano disegnato dall’ing. Mori. In questa fase Reggio riceve quei caratteri informatori della propria crescita che segneranno il suo futuro sviluppo:
• la maglia ortogonale, che tutt’ora regola il tracciato delle parti centrali, costituirà per lungo tempo il confine tra centro e periferia,
• la centralità dell’affaccio a mare che “oltre a modificare l’essenza spaziale di quest’ambito, tende a trasformare un centro agricolo in una città progettata in rapporto con il mare”.
Il terremoto del 28 dicembre del 1908, in cui perirono 12.000 persone su una popolazione di 45.000 abitanti, rese inagibile il 95% del patrimonio edilizio. Nel periodo immediatamente successivo al sisma si costruì “la città di legno”: 3715 baracche diedero risposta all’emergenza.
Il progetto di un nuovo Piano di Ricostruzione della città da elaborare in tempi brevi e in ottemperanza alle normative antisismiche vigenti all’epoca, venne affidato all’ing. De Nava, assessore ai lavori pubblici del comune. Il Piano, presentato nel 1909, viene approvato nel 1911 e definitivamente nel 1914 e limita la città tra i confini naturali dei due torrenti Calopinace a Sud e Montevergine a Nord e con la Via Reggio Campi ad Est.
Il Piano modifica la struttura del “centro storico” sostituendo i precedenti tracciati irregolari, nell’area del Castello Aragonese, con la consueta maglia ortogonale. Lo stesso tessuto a scacchiera è riutilizzato per le aree di espansione a Nord e a Sud della città; l’adattarsi della maglia alla morfologia del territorio, nella zona collinare ad Est, rappresenta il supporto per molti episodi urbanistici ed edilizi che si realizzeranno tra il 1920 e il 1940.
La specializzazione funzionale prevista nel piano per le diverse zone della città si articola nelle diverse destinazioni:
• burocratico-amministrativa, oltre che residenziale, per il centro
• commerciale-industriale per il nuovo quartiere previsto in adiacenza al porto (S.Caterina),
• residenziale-intensiva per le altre aree del centro
• residenziale-estensiva nelle zone adiacenti al prolungamento dell’asse centrale del Corso.
Il Piano De Nava rimane lo strumento urbanistico vigente fino al 1969; anche se a questo vennero apportate numerose modifiche tra le quali è da sottolineare quella della Via Marina nel 1914, alla cui definizione contribuirono gli architetti E. Basile e C. Autore.
Nel periodo fascista nasce il programma della “Grande Reggio”, che si concretizza nell’aggregazione di 14 comuni e si esplicita nella definizione di programmi economici, urbanistici e sociali finalizzati alla creazione
Da quel momento di azzeramento in poi la storia della ricostruzione e in generale della costruzione della città si configura in una sorta di “costruire contro”: contro la continuità della storia passata, contro un progetto radicato di futuro, contro le condizioni reali (la domanda reale), contro le previsioni urbanistiche (la domanda supposta), contro le regole istituzionali, contro la morfologia, contro l’urbs e contro la civitas.
Ripercorrere questa storia può forse aiutare a comprendere meglio gli elementi oggetto della ricerca poiché le forme dello spazio pubblico sono il segnale rilevatore e rivelatore del rapporto tra urbs e civitas.
Il sisma del 1783, che distrugge l’antico centro medievale, diventa occasione per ricostruire la città secondo i criteri funzionali e distributivi messi a punto negli ambienti accademici “illuministi” dell’epoca.
La ricostruzione si basa sul Piano disegnato dall’ing. Mori. In questa fase Reggio riceve quei caratteri informatori della propria crescita che segneranno il suo futuro sviluppo:
• la maglia ortogonale, che tutt’ora regola il tracciato delle parti centrali, costituirà per lungo tempo il confine tra centro e periferia,
• la centralità dell’affaccio a mare che “oltre a modificare l’essenza spaziale di quest’ambito, tende a trasformare un centro agricolo in una città progettata in rapporto con il mare”.
Il terremoto del 28 dicembre del 1908, in cui perirono 12.000 persone su una popolazione di 45.000 abitanti, rese inagibile il 95% del patrimonio edilizio. Nel periodo immediatamente successivo al sisma si costruì “la città di legno”: 3715 baracche diedero risposta all’emergenza.
Il progetto di un nuovo Piano di Ricostruzione della città da elaborare in tempi brevi e in ottemperanza alle normative antisismiche vigenti all’epoca, venne affidato all’ing. De Nava, assessore ai lavori pubblici del comune. Il Piano, presentato nel 1909, viene approvato nel 1911 e definitivamente nel 1914 e limita la città tra i confini naturali dei due torrenti Calopinace a Sud e Montevergine a Nord e con la Via Reggio Campi ad Est.
Il Piano modifica la struttura del “centro storico” sostituendo i precedenti tracciati irregolari, nell’area del Castello Aragonese, con la consueta maglia ortogonale. Lo stesso tessuto a scacchiera è riutilizzato per le aree di espansione a Nord e a Sud della città; l’adattarsi della maglia alla morfologia del territorio, nella zona collinare ad Est, rappresenta il supporto per molti episodi urbanistici ed edilizi che si realizzeranno tra il 1920 e il 1940.
La specializzazione funzionale prevista nel piano per le diverse zone della città si articola nelle diverse destinazioni:
• burocratico-amministrativa, oltre che residenziale, per il centro
• commerciale-industriale per il nuovo quartiere previsto in adiacenza al porto (S.Caterina),
• residenziale-intensiva per le altre aree del centro
• residenziale-estensiva nelle zone adiacenti al prolungamento dell’asse centrale del Corso.
Il Piano De Nava rimane lo strumento urbanistico vigente fino al 1969; anche se a questo vennero apportate numerose modifiche tra le quali è da sottolineare quella della Via Marina nel 1914, alla cui definizione contribuirono gli architetti E. Basile e C. Autore.
Nel periodo fascista nasce il programma della “Grande Reggio”, che si concretizza nell’aggregazione di 14 comuni e si esplicita nella definizione di programmi economici, urbanistici e sociali finalizzati alla creazione
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Elenco autori:
Campanella, Raffaella
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
Mitigazione del rischio sismico in aree urbane. Un'esperienza su Reggio Calabria