Data di Pubblicazione:
2018
Abstract:
La nomofilachia tende a misurarsi sempre più col dialogo fra corti sia “interno” che “esterno”, sempre più diffuso a causa di endemici fattori, su tutti la protezione dei diritti fondamentali nell’ambito degli ordinamenti ’ multilivello. Quanto al primo profilo, rileva la problematica relativa alla violazione dell’art. 99 c.p.a. e ai suoi eventuali rimedi, nonché due questioni ’ di fondo: i) i tormentati rapporti tra Consiglio di Stato e Cassazione con riguardo all’interpretazione della nozione di eccesso di potere giurisdizionale; l’ ii) il tema dell’idoneità a passare in giudicato dei principi di diritto affermati l’ dalla Plenaria. Quanto al secondo profilo, invece, all’interno della progressiva l’ crisi del principio di autonomia procedurale degli Stati membri, ci si sofferma su due questioni particolarmente controverse: i) la crisi del giudicato nazio- nale, in contrasto con pronunce della Corte di Giustizia o della Corte Edu; ii) il rapporto tra art. 99 c.p.a. e i poteri “nomofilattici” della Corte di Giustizia. Si tratta di aspetti che tendono a intrecciarsi, per cui una vicenda contenziosa dà spesso luogo a dialogo «interno» ed «esterno». La questione di fondo, al quale il presente saggio prova a dare una risposta, è la seguente: quanto il rinnovato rafforzamento della nomofilachia delle corti supreme interne, in special modo dell’Adunanza planaria del Consiglio di Stato, garantisce cer- l’ tezza e prevedibilità del diritto? Sul punto si apprezzano alcune recenti sentenze della nostra Corte costituzionale, dalle quali emerge la centralità del giudicato, come principio di stampo costituzionale, e della certezza del diritto intesa come diritto umano fondamentale che fa parte della “struttura” dell’ordinamento, con le debite conseguenze quanto alla tutela di esso, anche nei casi di irragionevole compressione del principio di autonomia procedu- rale.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Elenco autori:
Tropea, Giuseppe
Link alla scheda completa:
Pubblicato in: