Data di Pubblicazione:
2016
Abstract:
La crisi dei valori e dei paradigmi delle scienze europee interpella quotidianamente studenti e docenti anche nella forma della crisi delle relazioni umane ed educative vissute all’Università.Sempre più necessaria diventa perciò una pratica pedagogica che – uscendo dalle secche di un neutro didatticismo – faccia rinascere l’eros pedagogico, ovvero quella tensione d’amore che caratterizzava la relazione educativa antica facendone non solo una tecnica rivolta alla conquista di traguardi intellettuali e competenze, ma anche una pratica affettiva e psicologica, rivolta al consolidamento di valori etici e politici e vissuta sotto il segno della gioia e del piacere. Solo sulla tensione verso il piacere si possono innestare le scienze non separate dalla vita e fra di loro la pedagogia come “pedagogia di vita”, secondo la bella espressione di Freinet, una pedagogia intesa anche come spazio del fantasticare, dell’immaginare. Diversamente dalla pedagogia oggettivista, iperrealista e tutta immersa nella immediatezza reale, la pedagogia di vita è surrealista, parte, come spiega Massa, “da esperienze di stupore e di scoperta di mondo, lavorando in uno spazio metaforico di rielaborazione cognitiva e affettiva”, uno spazio di “mediazione”, di artifizio e di finzione. È lo spazio in cui, per la psicoanalisi, la ragione si distrae e appare “il fantasma” partorendo effetti speciali come il gioco, l’arte, la musica, il teatro: non tecniche preparatorie al pensiero logico-astratto, ma dimensioni privilegiate per l’esperienza educativa in quanto capaci di rappresentare il corpo e di farlo interagire sia con l’ambiente sia con il proprio interno movimento fantasticante teso ad un orizzonte immaginale e invisibile che è appunto lo stesso dell’eros e dell’amore.Soprattutto il teatro assolve ad una “conoscenza d’amore”. Il teatro infatti è un sistema logico complesso, richiede capacità ermeneutiche e razionali indirizzate all’approfondimento della lettura, alla scrittura della sceneggiatura, alla comprensione dei nessi fra la storia e la Storia. Ma è anche un’arte, ovvero, come dice Dewey, un’esperienza formativa, in cui non si può scindere teoria e prassi, pensiero e azione, giacché l’approccio sensoriale serve tanto quanto quello meramente teorico e dove riveste un ruolo fondamentale l’immaginazione che è propensione, trascendimento, visone del mondo oltre il presente e il contingente.Il teatro mi è sembrato perciò il miglior linguaggio per dare forma al mio corso di quest’anno incentrato sui nessi fra l’erotica e la didattica e sulla figura di Socrate, il più grande Maestro, maestro di altri grandi maestri fra cui Platone che sceglie non a caso di parlare di lui non attraverso un saggio argomentativo, ma mostrando la sua didattica in azione attraverso un testo, Il Simposio, che sembra una sceneggiatura preparata per il teatro e al cui interno tutto è teatro. Letto, studiato, riscritto, Il Simposio è stato così messo in scena da me e dagli studenti del corso attraverso una rappresentazione che ha trasformato la nostra aula in un laboratorio di saperi, di linguaggi, di sguardi, di voci, di suoni e in cui gli studenti hanno saputo dare il meglio di sé, dei loro talenti, dei loro linguaggi creativi e delle loro visioni.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Didattica in azione- Laboratorio teatrale- Scuola di Riccardo Massa- Crisi della Pedagogia Oggettivistica
Elenco autori:
Marchetti, Laura
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